Internal linking SEO: strategie che funzionano nel 2026

come fare internal linking seo

Hai pubblicato decine di articoli, categorie o pagine servizio, ma alcune delle URL più importanti del sito ricevono pochissimi link interni.

È una situazione che incontro spesso quando analizzo un sito.

Il problema non si risolve aggiungendo tre link a caso in ogni articolo.

Una strategia di internal linking efficace non parte dai link: parte dalle pagine che vuoi far crescere.

Prima individuo le URL che hanno maggiore valore SEO o commerciale. Poi cerco le pagine più pertinenti da cui collegarle, scelgo anchor text comprensibili e costruisco una struttura che abbia senso sia per Google sia per chi naviga il sito.

Google conferma che utilizza i link per scoprire nuove pagine e come segnale per comprenderne la rilevanza. Inoltre, i suoi sistemi analizzano il modo in cui le pagine sono collegate tra loro.

Quindi sì: l’internal linking può aiutare concretamente la SEO.

Ma solo se dietro c’è una strategia.

Cos’è l’internal linking?

L’internal linking è l’insieme dei link che collegano tra loro pagine appartenenti allo stesso sito web.

Se da un articolo sull’indicizzazione inserisco un link verso una guida sul canonical, sto creando un link interno.

La definizione è semplice.

La parte interessante è capire cosa succede quando smettiamo di vedere i link singolarmente e iniziamo a osservare l’intera rete di collegamenti del sito.

Una homepage, una pagina servizio, una categoria eCommerce e un articolo del blog non dovrebbero essere URL indipendenti.

Dovrebbero far parte di una struttura.

Google spiega che la navigazione e i collegamenti tra le pagine possono aiutarlo a comprendere la struttura del sito e l’importanza relativa delle diverse URL.

Per questo negli audit SEO non controllo soltanto se una pagina possiede dei link.

Mi interessa soprattutto capire:

quali pagine il sito sta comunicando a Google come importanti?

A cosa serve l’internal linking per la SEO?

L’internal linking aiuta Google a scoprire le URL, comprenderne il contesto e interpretare le relazioni tra le diverse pagine del sito.

Dal punto di vista pratico, considero quattro funzioni particolarmente importanti.

I link interni aiutano Google a scoprire nuove pagine

Google utilizza i link presenti nelle pagine per trovare altre URL da sottoporre a scansione. Google raccomanda inoltre che ogni pagina importante abbia almeno un collegamento proveniente da un’altra pagina del sito.

È qui che nascono spesso le pagine orfane.

Immagina di pubblicare un nuovo articolo.

Lo inserisci nella sitemap XML, ma nessun altro contenuto del sito lo collega.

Google può comunque scoprire quella URL attraverso la sitemap, ma dal punto di vista dell’architettura hai creato una risorsa praticamente isolata.

Negli audit che realizzo, una delle verifiche che faccio è proprio questa:

La pagina fa realmente parte del sito oppure esiste soltanto nella sitemap?

Se una URL è importante e voglio che generi traffico organico, preferisco che sia integrata naturalmente nella struttura.

I link interni aiutano Google a comprendere la struttura del sito

La struttura dei link comunica quali pagine appartengono allo stesso argomento e come sono organizzate gerarchicamente.

Pensiamo a un eCommerce:

Homepage → Scarpe → Scarpe Running → Scarpe Running Uomo → Prodotto

La relazione non viene definita soltanto dalla struttura degli URL.

Viene costruita soprattutto attraverso menu, breadcrumb, categorie, sottocategorie e altri link tra le pagine.

Google, nella documentazione dedicata agli eCommerce, spiega espressamente che analizza le relazioni tra le pagine attraverso i collegamenti e che la navigazione può influenzare la comprensione della struttura del sito.

Questo è uno dei motivi per cui considero l’internal linking una parte dell’architettura SEO, non una semplice attività editoriale.

I link interni possono comunicare quali pagine sono più importanti

Non tutte le URL del sito dovrebbero ricevere la stessa attenzione.

Su un sito aziendale una pagina che presenta il servizio principale può avere un valore commerciale molto più elevato di un articolo secondario del blog.

Su un eCommerce potrebbe essere più importante far crescere una categoria come:

/scarpe-running-uomo/

rispetto a un articolo come:

/blog/come-pulire-le-scarpe-running/

Questo non significa che il secondo contenuto non sia utile.

Significa che le due URL hanno obiettivi diversi.

Google utilizza sistemi di analisi dei link per comprendere come le pagine sono collegate e quali potrebbero essere maggiormente utili. PageRank, pur essendosi evoluto molto rispetto alla sua versione originale, continua a far parte dei sistemi principali di ranking di Google.

Per questo, quando analizzo l’internal linking, non mi interessa sapere semplicemente:

Quanti link interni ci sono?

Mi interessa sapere:

Quali pagine stanno ricevendo quei link?

La mia strategia di internal linking parte dalle pagine target

Prima individuo le pagine che voglio rafforzare. Solo dopo cerco dove inserire i link.

Questo è probabilmente il punto più importante dell’intero articolo.

Molte strategie fanno l’opposto.

Si apre un articolo, si cercano tre parole che possono diventare anchor text e si inseriscono tre collegamenti.

Formalmente abbiamo fatto internal linking.

Strategicamente, magari, non abbiamo fatto nulla.

Io preferisco dividere le URL in due gruppi.

Pagine target: le URL che voglio far crescere

Le pagine target possono essere:

  • pagine servizio;
  • categorie eCommerce;
  • prodotti strategici;
  • articoli pillar;
  • landing page;
  • contenuti con buone impression ma posizionamenti ancora migliorabili;
  • nuove pagine che devono essere integrate nell’architettura.

Non tutte devono necessariamente ricevere lo stesso numero di link.

Prima valuto quanto quella pagina sia importante per la strategia SEO e per il business.

Pagine sorgente: da dove può partire il link?

Una volta individuata la pagina target, cerco le URL migliori da cui collegarla.

Preferisco pagine:

  • semanticamente pertinenti;
  • che affrontano un argomento collegato;
  • già ben integrate nella struttura;
  • che ricevono traffico organico;
  • che eventualmente hanno ricevuto backlink;
  • nelle quali il collegamento sarebbe utile anche per l’utente.

La pertinenza viene prima del resto.

Se voglio rafforzare una pagina dedicata alla consulenza SEO per eCommerce, un articolo sulle categorie eCommerce rappresenta una sorgente molto più sensata rispetto a una guida sulla Local SEO.

La mia regola è semplice:

Se togliessi Google dall’equazione, consiglierei comunque al lettore di aprire quella pagina?

Se la risposta è sì, probabilmente il collegamento ha senso.

Un esempio pratico di internal linking tra blog e pagina servizio

Immaginiamo di voler rafforzare una pagina commerciale:

Consulenza SEO eCommerce

Sul sito esistono già questi articoli:

  • come ottimizzare le categorie eCommerce;
  • SEO per le schede prodotto;
  • keyword research per eCommerce;
  • canonical e prodotti duplicati;
  • come gestire i prodotti fuori catalogo.

Non inserirei in ogni articolo una CTA del tipo:

Vuoi migliorare il tuo eCommerce? Clicca qui.

Cercherei invece un punto in cui il collegamento completa realmente il discorso.

Ad esempio:

L’ottimizzazione delle categorie è soltanto una delle attività che considero all’interno di una consulenza SEO per eCommerce più ampia.

Il collegamento è coerente con quello che il lettore sta leggendo.

L’anchor text spiega cosa troverà nella destinazione.

E soprattutto abbiamo creato un percorso logico:

problema specifico → approfondimento → servizio

Questo è il tipo di internal linking che preferisco.

Come scegliere un buon anchor text per i link interni?

Un buon anchor text descrive in modo semplice e naturale la pagina che l’utente aprirà dopo il clic.

Google raccomanda anchor text descrittivi, concisi e pertinenti alla pagina collegata.

Se sto collegando una guida alla keyword research, potrei usare:

  • keyword research;
  • analisi delle parole chiave;
  • come trovare le keyword;
  • ricerca delle parole chiave SEO.

Non sento la necessità di inventare ogni volta un anchor completamente diversa.

Se la definizione più naturale della pagina è Audit SEO, posso tranquillamente utilizzare “Audit SEO”.

Quello che eviterei sono anchor come:

  • clicca qui;
  • scopri di più;
  • approfondisci;
  • leggi qui.

Non sono necessariamente vietate o dannose.

Semplicemente forniscono pochissimo contesto.

Confronta:

Per approfondire clicca qui.

con:

Prima di intervenire sul sito realizzo un Audit SEO per identificare e prioritizzare i problemi.

La seconda frase comunica molto meglio cosa si trova nella pagina collegata.

L’exact match negli anchor interni è un problema?

Non eviterei un anchor esatta soltanto perché contiene la keyword della pagina.

Se “SEO tecnica” è il modo più naturale di descrivere una pagina sulla SEO tecnica, non scriverei qualcosa di innaturale soltanto per variare artificialmente l’anchor.

Google consiglia di creare anchor naturali e descrittive, evitando invece di riempirle artificialmente di parole chiave.

Il mio criterio è questo:

Se leggessi soltanto l’anchor text, capirei ragionevolmente cosa troverò cliccando?

Se sì, l’anchor sta facendo il suo lavoro.

Quanti link interni bisogna inserire in una pagina?

Non esiste un numero ideale di link interni valido per tutte le pagine.

Google dice espressamente che non esiste una quantità “magica” di link da inserire in una pagina.

Per questo non utilizzo regole come:

almeno 3 link per articolo;

oppure:

un collegamento ogni 300 parole.

Un articolo lungo e ricco di approfondimenti può contenere molti link perfettamente pertinenti.

Una pagina breve potrebbe averne bisogno soltanto di due.

Il numero viene dopo.

La domanda corretta è:

Questo link permette al lettore di approfondire qualcosa che gli serve realmente?

Se sì, lo inserisco.

Se sto cercando un punto in cui infilarlo soltanto perché “manca un link”, preferisco non farlo.

I nuovi articoli devono ricevere link anche dai vecchi contenuti

Quando pubblico un nuovo articolo, cerco anche vecchie pagine da aggiornare con un collegamento verso il nuovo contenuto.

È un passaggio molto semplice, ma viene spesso dimenticato.

Supponiamo che oggi pubblichi una guida approfondita sul tag canonical.

È probabile che sul sito esistano già articoli che parlano di:

  • contenuti duplicati;
  • indicizzazione;
  • eCommerce;
  • filtri;
  • migrazioni;
  • URL.

Cerco le pagine pertinenti e verifico dove il nuovo approfondimento può essere utile.

In questo modo il nuovo articolo non nasce come una URL isolata.

Entra immediatamente all’interno del cluster.

Quando lavoro sui contenuti preferisco quindi ragionare in entrambe le direzioni:

nuovo articolo → vecchi contenuti

ma anche:

vecchi contenuti → nuovo articolo

Internal linking e topic cluster: il cluster deve esistere anche nei link

Avere dieci articoli sullo stesso argomento non significa automaticamente avere un topic cluster.

Devono esistere relazioni chiare tra quei contenuti.

Immaginiamo un cluster dedicato alla SEO tecnica.

Potremmo avere una pagina centrale:

SEO tecnica

e diversi approfondimenti:

  • indicizzazione;
  • crawling;
  • robots.txt;
  • sitemap;
  • canonical;
  • redirect;
  • status code;
  • JavaScript SEO.

La pagina principale può indirizzare verso gli approfondimenti.

Gli articoli specifici possono tornare alla risorsa centrale quando è utile.

E gli approfondimenti strettamente correlati possono collegarsi tra loro.

Ad esempio:

SEO tecnica

Indicizzazione

Scansionata, ma attualmente non indicizzata

Canonical

Il risultato non serve soltanto a Google.

Un lettore che parte da un problema specifico può muoversi progressivamente verso spiegazioni più ampie o più approfondite.

È questo il tipo di struttura che cerco di creare:

articolo → articolo correlato → pillar → servizio

Non è necessario completare sempre tutti i passaggi.

Il collegamento va inserito soltanto quando esiste una relazione reale.

Come trovare opportunità di internal linking su un sito?

Su siti piccoli posso trovare molte opportunità manualmente; sui siti più grandi preferisco utilizzare un crawler e incrociare i dati SEO.

Uno dei metodi più semplici è cercare all’interno del sito le pagine in cui viene già trattato un determinato argomento.

Se pubblico una nuova guida sui canonical, cerco i vecchi contenuti che parlano di duplicazioni, URL alternative o eCommerce.

Quando il sito diventa più grande, preferisco utilizzare strumenti come Screaming Frog.

Durante un audit posso analizzare:

  • numero di inlink;
  • numero di outlink;
  • anchor text;
  • profondità di scansione;
  • pagine orfane;
  • link verso redirect;
  • collegamenti verso URL non canoniche.

A quel punto posso incrociare i dati con Google Search Console.

Per esempio, una pagina che:

  • genera già molte impression;
  • si trova mediamente a ridosso della prima pagina;
  • riceve pochissimi link interni;

merita sicuramente di essere analizzata.

Non significa che bastino due nuovi link per portarla in Top 3.

Ma prima di riscrivere tutto il contenuto o cercare nuovi backlink, voglio capire se il sito stesso sta sostenendo quella pagina.

Internal linking e pagine in seconda pagina: può migliorare il ranking?

Sì, l’internal linking può essere una delle leve da valutare, ma non lo considero una scorciatoia automatica per migliorare il posizionamento.

Immaginiamo una pagina in posizione media 12 per una keyword interessante.

Prima di intervenire, controllo:

  • il contenuto soddisfa bene l’intento?
  • la pagina è tecnicamente corretta?
  • ci sono problemi di cannibalizzazione?
  • quanti link interni riceve?
  • quali pagine la collegano?
  • quali anchor vengono utilizzate?
  • esistono contenuti pertinenti che non la collegano?

Se trovo una pagina importante praticamente ignorata dal resto del sito, intervengo.

Ma non prometterei mai:

“Aggiungiamo cinque link interni e saliamo in prima pagina.”

Google utilizza molti segnali di ranking e PageRank stesso è soltanto una componente dei sistemi di ranking.

L’internal linking deve essere visto come una leva all’interno della strategia SEO, non come un trucco.

Le pagine orfane vanno sempre collegate?

No. Prima di collegare una pagina orfana bisogna capire se quella URL merita realmente di far parte della struttura del sito.

Questo è un errore che cerco di evitare negli audit.

Un crawler trova 150 pagine orfane e la soluzione automatica diventa:

dobbiamo aggiungere 150 link.

Non necessariamente.

Prima classifico le pagine.

Potrei trovare:

Pagina importante e orfana → la integro nell’architettura.

Pagina duplicata → valuto un consolidamento.

Vecchia URL inutile → valuto la rimozione.

Pagina tecnica → verifico se debba realmente essere collegata.

Contenuto senza valore SEO → non lo trasformo in una pagina importante soltanto perché Screaming Frog l’ha classificata come orphan.

La SEO tecnica diventa molto più efficace quando smettiamo di correggere automaticamente tutto ciò che un tool evidenzia come “problema”.

Prima viene la diagnosi.

Internal linking negli eCommerce: categorie e prodotti non devono vivere isolati

Negli eCommerce l’internal linking è particolarmente importante perché categorie, sottocategorie e prodotti creano naturalmente una gerarchia.

Google raccomanda che i prodotti che vogliamo far trovare siano raggiungibili attraverso normali link di navigazione, passando ad esempio dalle categorie alle sottocategorie e successivamente ai prodotti.

Ma non mi fermerei al menu.

Su un eCommerce possiamo utilizzare anche:

  • breadcrumb;
  • prodotti correlati;
  • categorie correlate;
  • testi di categoria;
  • guide all’acquisto;
  • blog;
  • blocchi editoriali nelle schede prodotto.

In questo peridodo come consulente SEO sto lavorando ad un eCommerce di Integratori alimentari.

Tra i vari prodotti, lo store vende integratori di Omega 3.

Decido quindi di creare un articolo: Omega 3: benefici e proprietà

Che si può collegare naturalmente la categoria dedicata agli Omega 3.

E una guida: EPA e DHA: quali sono le differenze? Che può approfondire un’esigenza più specifica.

La categoria può poi portare ai prodotti.

Otteniamo un percorso del tipo:

informazione → approfondimento → categoria → prodotto

Il blog smette quindi di essere una sezione separata creata soltanto per generare traffico.

Diventa parte dell’architettura commerciale dell’eCommerce.

I link contestuali sono più utili dei link nel footer?

Menu, footer, breadcrumb e link contestuali svolgono funzioni diverse e non li metterei in competizione.

Il menu definisce gran parte della navigazione principale.

Il breadcrumb aiuta a rappresentare la gerarchia.

Il footer permette di rendere accessibili determinate risorse.

I link contestuali, invece, permettono di collegare due contenuti proprio nel momento in cui quella relazione diventa utile al lettore.

È il motivo per cui li considero particolarmente interessanti.

Posso scrivere:

Quando analizzo problemi di indicizzazione controllo anche se la pagina è sufficientemente integrata nella struttura attraverso i link interni.

Il collegamento nasce all’interno di una spiegazione precisa.

Google raccomanda di prestare attenzione anche al contesto che circonda i link e di utilizzare anchor text naturali.

Non riempirei quindi il footer con decine di pagine strategiche soltanto per aumentare artificialmente il numero di inlink.

Preferisco costruire una struttura logica.

Devo usare nofollow sui link interni?

Nella normale navigazione interna non utilizzerei nofollow per cercare di controllare artificialmente la distribuzione del valore SEO.

Per i normali link che Google può seguire e interpretare non è necessario aggiungere attributi rel particolari.

Se una pagina non merita di ricevere centinaia di collegamenti, preferisco intervenire sull’architettura.

Non provo a “scolpire” il sito inserendo nofollow ovunque.

La domanda rimane:

perché quella pagina viene linkata?

Se il collegamento è utile all’utente e fa parte della struttura, utilizzo normalmente un link crawlable.

L’internal linking serve anche per AI Overviews e AI Mode?

Sì. Le basi dell’internal linking continuano a essere rilevanti anche nelle funzionalità generative di Google Search.

Nella documentazione pubblicata nel 2026 per AI Overviews e AI Mode, Google indica tra le best practice proprio il rendere i contenuti facilmente individuabili attraverso i link interni. Google precisa inoltre che le pratiche SEO fondamentali continuano a essere la base per la visibilità nelle esperienze generative della Ricerca.

Personalmente eviterei quindi di complicare questo punto parlando di “nuovi link per la GEO”.

Il principio è molto più semplice.

Una buona architettura aiuta Google a:

trovare → comprendere → collegare semanticamente

le pagine del sito.

Era utile per la SEO tradizionale e continua a esserlo con le nuove esperienze di ricerca.

Come faccio un audit dell’internal linking?

Quando analizzo l’internal linking parto dalle pagine strategiche e verifico se la struttura del sito le sostiene realmente.

La procedura che utilizzo è questa.

1. Individuo le URL che contano

Prima creo un elenco delle pagine che devono generare risultati.

Possono essere:

  • servizi;
  • categorie;
  • prodotti;
  • pillar;
  • landing page;
  • articoli con alto potenziale.

2. Controllo quanti link interni ricevono

Analizzo gli inlink.

Non cerco un numero ideale.

Confronto le pagine tra loro.

Se una landing fondamentale riceve tre link mentre una pagina secondaria ne riceve centinaia, voglio capire il motivo.

3. Controllo da dove arrivano i link

Venti link da pagine completamente irrilevanti non sono necessariamente migliori di cinque collegamenti perfettamente contestuali.

Guardo quindi anche le sorgenti.

4. Analizzo gli anchor text

Verifico se descrivono chiaramente la destinazione oppure se trovo decine di anchor generiche.

5. Cerco le pagine orfane

Non le correggo automaticamente.

Prima stabilisco quali devono essere recuperate nella struttura.

6. Controllo la profondità

Le pagine strategiche dovrebbero essere facilmente raggiungibili attraverso una navigazione logica.

Non applico però una regola rigida del tipo “tutto entro tre clic”.

Mi interessa soprattutto confrontare la profondità con l’importanza effettiva delle pagine.

7. Controllo i cluster

Verifico se pillar e approfondimenti si collegano realmente tra loro.

8. Incrocio i dati con Search Console

Cerco soprattutto URL con:

  • molte impression;
  • ranking migliorabile;
  • buon potenziale commerciale;
  • scarso supporto interno.

9. Creo le priorità

Non implemento tutti i possibili link che un software riesce a trovare.

Parto da quelli con maggiore impatto potenziale:

valore per il business → opportunità SEO → pertinenza → implementazione.

Questa è, per me, la differenza tra un audit e l’esportazione di un report da Screaming Frog.

La checklist che utilizzo per l’internal linking

Quando voglio capire se la struttura interna di un sito è efficace, controllo:

  • le pagine strategiche ricevono collegamenti pertinenti?
  • esistono pagine importanti orfane?
  • le URL commerciali sono integrate nei contenuti informativi?
  • gli articoli dello stesso cluster comunicano tra loro?
  • gli approfondimenti collegano le relative pagine pillar?
  • i nuovi contenuti ricevono link dai vecchi articoli?
  • le anchor descrivono correttamente la destinazione?
  • ci sono troppi “clicca qui” o “scopri di più”?
  • esistono link verso redirect?
  • esistono link verso URL non canoniche o non più valide?
  • alcune pagine secondarie ricevono molti più link delle pagine strategiche?
  • categorie, sottocategorie e prodotti sono collegati logicamente?
  • il percorso sarebbe utile anche a una persona che naviga il sito?

L’ultima domanda è quella che considero più importante.

Una buona architettura SEO dovrebbe essere comprensibile anche senza conoscere la SEO.

Qual è quindi una strategia di internal linking efficace?

Una strategia di internal linking efficace individua prima le pagine che devono crescere e costruisce poi collegamenti pertinenti dalle URL che possono realmente sostenerle.

Non partirei da:

“Devo mettere cinque link in questo articolo.”

Partirei da:

“Quali pagine del mio sito meritano maggiore visibilità e quali contenuti possono accompagnare naturalmente l’utente verso quelle pagine?”

Da lì scelgo:

  • pagina target;
  • pagina sorgente;
  • punto del testo;
  • anchor;
  • percorso successivo.

In molti casi il risultato sarà:

articolo → approfondimento → pillar → servizio

In altri casi basterà semplicemente:

articolo → articolo correlato

Non c’è bisogno di forzare ogni collegamento.

L’internal linking funziona quando riflette la struttura che vogliamo dare realmente al sito.

Ed è per questo che, quando lavoro su un progetto SEO, non parto contando i link: parto decidendo quali pagine devono contare di più.


Fonti

Le indicazioni tecniche contenute nell’articolo si basano principalmente sulla documentazione ufficiale di Google Search Central relativa a link crawlable e anchor text, struttura dei siti eCommerce, sistemi di ranking e funzionalità AI della Ricerca.


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