I KPI SEO più importanti da monitorare

KPI SEO DA MONITORARE

Un sito passa da 8.000 a 15.000 visite organiche al mese.

La SEO sta funzionando?

Non necessariamente.

Se le visite aumentano perché il blog ha iniziato a posizionarsi per decine di query informative, ma nello stesso periodo lead e vendite rimangono invariati, io non presenterei quel +87% di traffico come un grande successo SEO.

È uno degli errori che vedo più spesso nei report: confondere una metrica che cresce con un risultato che migliora.

Quando monitoro un progetto SEO, divido quindi i KPI in tre livelli:

  1. KPI di business: lead, vendite, ricavi e conversioni;
  2. KPI di acquisizione: click e sessioni organiche;
  3. KPI diagnostici: impression, CTR, posizionamenti, indicizzazione e altri dati che mi aiutano a capire perché i risultati stanno cambiando.

Non hanno tutti la stessa importanza.

Qual è il KPI SEO più importante?

Il KPI SEO più importante è quello che rappresenta l’obiettivo economico del sito: vendite per un eCommerce, lead per un’azienda di servizi, prenotazioni per una struttura ricettiva e così via.

Traffico e posizionamenti servono per arrivarci.

Non sono il risultato finale.

Se seguo un eCommerce, ad esempio, preferisco vedere:

traffico organico +5% e ricavi SEO +30%

piuttosto che:

traffico organico +80% e ricavi invariati.

Nel secondo scenario avrei immediatamente delle domande.

Quali pagine stanno crescendo? Per quali query? Sono ricerche commerciali oppure informative? Il traffico arriva sui prodotti e sulle categorie oppure soltanto sul blog?

È proprio per questo che un buon report SEO non dovrebbe limitarsi a mostrare grafici verdi.

Dovrebbe spiegare cosa sta generando valore e cosa no.

1. Conversioni organiche: il KPI che collega SEO e business

Le conversioni organiche misurano quante azioni importanti per il business vengono generate dagli utenti provenienti dai motori di ricerca.

In Google Analytics 4 queste azioni possono essere configurate come key event, cioè eventi considerati particolarmente importanti per il successo dell’attività. Google cita, tra gli esempi, azioni come acquisti e compilazioni di form.

Per un sito aziendale potrei monitorare:

  • invio del form;
  • richiesta di preventivo;
  • prenotazione di una call;
  • click sul numero di telefono;
  • contatto WhatsApp, quando correttamente tracciato.

Per un eCommerce:

  • acquisti;
  • fatturato;
  • quantità acquistate;
  • valore medio dell’ordine;
  • eventualmente passaggi intermedi come aggiunta al carrello e checkout.

La cosa importante è non considerare automaticamente qualsiasi evento una conversione.

Una visualizzazione di pagina non ha lo stesso valore di una richiesta di preventivo.

Quando configuro il monitoraggio preferisco distinguere tra azioni che indicano interesse e azioni che producono realmente un risultato di business.

Un errore che eviterei: contare tutte le conversioni insieme

Immaginiamo questo report:

230 conversioni organiche questo mese.

Sembra interessante.

Poi scopriamo che:

  • 180 sono click su un pulsante;
  • 30 sono download;
  • 15 sono richieste di contatto;
  • 5 sono acquisti.

Il numero “230” da solo dice pochissimo.

Nel report separerei sempre le conversioni principali.

Per un’azienda che vende consulenza, ad esempio, mi interessa soprattutto sapere:

quanti lead qualificati sono arrivati dalla ricerca organica?

Quello è un KPI utilizzabile anche dal cliente.

2. Ricavi organici: il KPI principale per un eCommerce

Per un eCommerce monitorerei sempre quanto fatturato viene attribuito al traffico organico, non soltanto quante visite arrivano da Google.

Google Analytics permette di analizzare le azioni degli utenti sul sito e attribuire conversioni e risultati ai diversi canali di acquisizione, compresa la ricerca organica.

Supponiamo che un eCommerce passi da:

50.000 € → 70.000 € di ricavi organici

mentre le sessioni SEO aumentano soltanto del 10%.

Per me sarebbe un segnale molto più interessante di un semplice aumento delle visite.

Potrebbe significare che:

  • stanno crescendo le keyword commerciali;
  • si stanno posizionando meglio categorie strategiche;
  • arrivano utenti con un intento più vicino all’acquisto;
  • le landing organiche stanno convertendo meglio.

Ovviamente la SEO non è l’unico fattore che influenza le conversioni.

Prezzo, disponibilità del prodotto, UX, promozioni e brand possono cambiare completamente il risultato.

Proprio per questo non leggerei mai il fatturato isolatamente.

Lo metterei in relazione con le altre metriche.

3. Click organici da Google Search

I click di Google Search Console indicano quante volte un utente ha cliccato un risultato di Google che porta al sito.

Google indica Search Console come la fonte da utilizzare per analizzare ciò che accade prima che l’utente arrivi sul sito, inclusi click, impression, query e pagine mostrate nei risultati.

È una delle metriche che guardo più spesso.

Ma anche in questo caso non mi fermo al totale.

Un sito può passare da:

10.000 → 13.000 click

e apparentemente essere cresciuto del 30%.

La domanda successiva dovrebbe essere:

Da dove arrivano quei 3.000 click aggiuntivi?

Controllerei almeno:

  • pagine;
  • query;
  • dispositivi;
  • paesi;
  • tipologia di ricerca;
  • periodo di confronto.

È qui che Search Console diventa realmente utile.

Non tanto per sapere che il traffico è aumentato, ma per capire quali elementi hanno causato l’aumento.

4. Click branded e non branded

Separare le ricerche branded da quelle non branded permette di capire meglio quanta visibilità SEO stiamo conquistando presso utenti che non conoscevano già il marchio.

È una distinzione che considero molto importante.

Immaginiamo un’azienda chiamata “Alfa Serramenti”.

Se aumentano principalmente query come:

  • Alfa Serramenti;
  • Alfa Serramenti Milano;
  • telefono Alfa Serramenti;

la crescita organica può essere dovuta soprattutto a una maggiore notorietà del brand generata anche da attività esterne alla SEO.

Se invece aumentano:

  • serramenti Milano;
  • finestre PVC Milano;
  • sostituzione infissi Milano;

abbiamo un’indicazione diversa.

Stiamo intercettando una domanda non necessariamente legata a persone che conoscevano già l’azienda.

Per questo nei progetti in cui il brand genera una quantità importante di traffico preferisco osservare separatamente:

click branded

e

click non branded.

Google Search Console consente di analizzare e filtrare le query di ricerca; la segmentazione brand/non-brand può essere costruita filtrando le query pertinenti.

Questa analisi evita anche di attribuire alla SEO risultati che potrebbero derivare da TV, social, advertising, PR o crescita generale del marchio.

5. Sessioni organiche

Le sessioni organiche misurano le visite al sito attribuite alla ricerca organica e sono utili soprattutto per analizzare cosa succede dopo l’arrivo dell’utente.

Qui utilizzo Google Analytics.

Google distingue chiaramente il ruolo dei due strumenti:

  • Search Console descrive principalmente ciò che succede nei risultati Google prima del clic;
  • Google Analytics descrive ciò che gli utenti fanno una volta arrivati sul sito.

Per questo li utilizzo insieme.

Search Console mi può dire:

I click verso questa categoria sono aumentati.

Analytics mi permette di continuare:

Quegli utenti hanno comprato?

Questa è la relazione che mi interessa.

Click Search Console e sessioni GA4 non devono essere uguali

Un dubbio che capita spesso nei report è questo:

Search Console mostra 10.000 click, ma Analytics registra 8.700 sessioni organiche. Quale dato è sbagliato?

Potrebbero essere corretti entrambi.

Google spiega ufficialmente che click di Search Console e sessioni di Analytics vengono calcolati in maniera differente e quindi i numeri non coincidono necessariamente. Tra le possibili cause indica implementazione Analytics, consenso al tracking, timezone, attribuzione e gestione degli URL canonical.

Non cercherei quindi di far combaciare i due numeri perfettamente.

Mi interessa soprattutto che il trend sia coerente.

Google stessa suggerisce di utilizzare insieme Search Console e Analytics proprio per ottenere una visione più completa della performance SEO.

6. Impression organiche

Le impression indicano quante volte una proprietà o una pagina è stata mostrata nei risultati di Google secondo i criteri di conteggio di Search Console.

È uno dei KPI che considero più utili per individuare una crescita prima che si trasformi completamente in traffico.

Immaginiamo un nuovo cluster editoriale.

Mese 1:

  • 5.000 impression;
  • 80 click.

Mese 3:

  • 30.000 impression;
  • 350 click.

Il traffico magari non è ancora eccezionale, ma qualcosa sta succedendo.

Google sta mostrando le pagine per un numero crescente di ricerche.

A quel punto analizzerei query e posizioni per capire dove esistono opportunità.

Le impression sono quindi un ottimo indicatore di visibilità, ma da sole non sono un KPI di business.

Avere 2 milioni di impression e pochissimi click o conversioni non è automaticamente un risultato positivo.

7. CTR organico

Il CTR di Search Console rappresenta il rapporto tra click e impression.

Google lo calcola dividendo il numero di click per il numero di impression.

Se una pagina ottiene:

10.000 impression e 500 click

il CTR è del 5%.

È una metrica interessante, soprattutto quando analizzo singole query o pagine.

Per esempio, potrei trovare una pagina:

  • in buona posizione;
  • con molte impression;
  • con un CTR particolarmente basso.

A quel punto controllerei:

  • title;
  • meta description;
  • intento della query;
  • presenza di rich result;
  • struttura della SERP;
  • corrispondenza tra ciò che l’utente cerca e ciò che promette lo snippet.

Ma eviterei una conclusione troppo semplicistica:

CTR basso = title sbagliato.

La SERP influenza moltissimo il CTR.

Una query con mappe, immagini, video, annunci, risultati Shopping o altre funzionalità non è paragonabile automaticamente a una SERP composta quasi esclusivamente da risultati organici.

Il CTR per me è quindi soprattutto una metrica diagnostica.

8. Posizione media delle keyword

La posizione media serve a capire come varia la visibilità nelle SERP, ma non dovrebbe essere utilizzata da sola per giudicare la performance SEO.

Search Console mostra una posizione media calcolata sulla base delle apparizioni nei risultati, e il metodo di aggregazione può cambiare il valore visualizzato. Google specifica, ad esempio, che aggregando per proprietà viene considerata la posizione più alta della proprietà nella SERP.

È uno dei motivi per cui non amo report del tipo:

Posizione media del sito: 18,7 → 16,4. Ottimo risultato.

Che cosa significa concretamente?

Potrebbero essere entrate migliaia di nuove query in posizione 50.

Potrebbero essere cresciute keyword irrilevanti.

Oppure una keyword estremamente importante potrebbe essere passata dalla posizione 8 alla posizione 2 mentre la media generale è peggiorata.

Preferisco quindi analizzare:

  • keyword strategiche;
  • cluster;
  • landing page;
  • distribuzione delle keyword per fasce.

Ad esempio:

Top 3

Top 10

posizione 11-20

posizione 21-50

Questo mi permette di capire molto meglio cosa sta succedendo rispetto a una singola media.

Il KPI che mi interessa molto: quante keyword importanti sono vicine alla prima pagina?

Durante un progetto guardo con particolare attenzione le query e le pagine che sono già vicine a ottenere maggiore visibilità.

Ad esempio, keyword in posizione:

8-15

con:

  • buon volume di impression;
  • intento interessante;
  • landing page corretta;
  • valore commerciale.

Sono spesso opportunità più concrete rispetto alla ricerca ossessiva di nuove keyword.

Se una categoria è già in posizione 11 per una query molto importante, potrei analizzare:

  • contenuto;
  • intent;
  • internal linking;
  • title;
  • competitor;
  • backlink;
  • eventuale cannibalizzazione.

Questa non è una metrica standard che troverai con il nome “KPI SEO” dentro Search Console.

È un modo operativo con cui utilizzo i dati.

Perché un KPI dovrebbe servire soprattutto a prendere una decisione.

9. Pagine organiche che generano traffico e conversioni

Non guarderei soltanto quanto traffico genera il sito, ma quante e quali landing page stanno realmente contribuendo alla crescita.

Questo aiuta a distinguere due scenari completamente diversi.

Scenario A

Il traffico cresce perché un singolo articolo passa da 5.000 a 20.000 visite al mese.

Scenario B

Crescono contemporaneamente:

  • homepage;
  • servizi;
  • categorie;
  • prodotti;
  • articoli;
  • long tail.

Il totale potrebbe essere identico.

La qualità della crescita no.

Nel secondo scenario la crescita è distribuita su più asset del sito.

Per questo nei report mi interessa vedere anche:

Top landing page SEO

e soprattutto:

landing page SEO che generano conversioni.

Google Analytics dispone proprio del report Landing page per analizzare la prima pagina visitata dagli utenti e il comportamento successivo.

È un ottimo collegamento tra contenuto, traffico e risultato.

10. Indicizzazione delle pagine strategiche

L’indicizzazione non è un KPI di performance commerciale, ma è un controllo fondamentale: una pagina che voglio posizionare deve prima essere presente nell’indice di Google.

Non utilizzerei però una metrica come:

Abbiamo il 97% delle pagine indicizzate.

senza sapere quali siano quelle pagine.

Un sito potrebbe avere:

  • 1.000 pagine indicizzate inutili;
  • 20 categorie strategiche escluse dall’indice.

Il “97%” potrebbe sembrare ottimo e contemporaneamente nascondere un problema enorme.

Quindi monitoro soprattutto:

le URL che devono essere indicizzate lo sono?

Se una pagina commerciale importante finisce nello stato Scansionata, ma attualmente non indicizzata, per esempio, la sua priorità per me è molto più alta rispetto a cento vecchie pagine tag non presenti nell’indice.

Backlink e domini di riferimento sono KPI utili soprattutto nei progetti in cui sto lavorando attivamente sulla SEO Off Page, ma non considero il semplice numero di link un obiettivo.

Avere:

1.000 backlink

non significa automaticamente avere un profilo migliore di un competitor con 200.

Mi interessano molto di più:

  • qualità dei domini;
  • pertinenza;
  • pagine che ricevono i link;
  • anchor;
  • crescita nel tempo;
  • presenza di link editoriali realmente utili;
  • relazione tra attività off-page e posizionamento delle pagine target.

Se sto conducendo una campagna di Link Building, allora domini di riferimento acquisiti e andamento delle keyword target diventano KPI operativi importanti.

Ma al cliente non direi:

Abbiamo ottenuto cinque backlink, quindi il mese è andato bene.

I backlink sono un’attività.

Il risultato che voglio osservare viene dopo.

Authority Score, Domain Rating e metriche dei tool sono KPI SEO?

Metriche come Authority Score, Domain Rating o Domain Authority possono essere utili per analisi comparative, ma non le considero KPI principali del successo SEO.

Sono metriche proprietarie create da piattaforme SEO esterne.

Non sono metriche utilizzate direttamente dentro Search Console o Google Analytics.

Le utilizzo, ad esempio, per:

  • confrontare siti;
  • analizzare competitor;
  • valutare profili backlink;
  • individuare anomalie.

Ma non imposterei mai l’obiettivo di un progetto così:

Portare l’Authority Score da 25 a 40.

Preferirei:

aumentare il traffico non branded verso le categorie strategiche e incrementare le vendite organiche.

Il secondo obiettivo parla del business.

Il primo parla di uno strumento.

Come organizzo i KPI SEO in un report

Quasi sempre, all’interno dei miei servizi seo, offro anche la reportistica SEO

Personalmente eviterei dashboard con 40 numeri tutti apparentemente importanti.

Un report dovrebbe permettere di capire in pochi minuti:

stiamo crescendo?

dove stiamo crescendo?

questa crescita sta producendo risultati?

Userei quindi una gerarchia simile.

Livello 1 — Risultati di business

Per un sito lead generation:

  • lead SEO;
  • tasso di conversione;
  • eventualmente valore dei lead.

Per un eCommerce:

  • transazioni organiche;
  • ricavi organici;
  • tasso di conversione;
  • valore medio dell’ordine.

Livello 2 — Acquisizione

  • click Search Console;
  • sessioni organiche;
  • click non branded;
  • landing page organiche.

Livello 3 — Visibilità

  • impression;
  • CTR;
  • keyword strategiche;
  • distribuzione Top 3 / Top 10 / Top 20.

Livello 4 — Diagnostica

Quando serve:

  • indicizzazione;
  • Core Web Vitals;
  • errori tecnici;
  • backlink;
  • internal linking;
  • stato delle pagine strategiche.

Non mostrerei necessariamente tutto ogni mese.

Inserirei ciò che serve per spiegare il risultato e le decisioni successive.

Il confronto temporale dei KPI SEO conta quanto il KPI stesso

Un KPI senza confronto ha poco significato.

Dire:

Abbiamo ottenuto 12.000 click.

non mi dice se stiamo andando bene.

Potrebbero essere stati:

  • 6.000 il mese precedente;
  • 12.500 il mese precedente;
  • 20.000 nello stesso periodo dell’anno precedente.

Il contesto cambia completamente.

Normalmente confronterei almeno:

periodo precedente

e, quando il business presenta stagionalità:

stesso periodo dell’anno precedente.

Su alcuni settori il confronto mese su mese può essere addirittura fuorviante.

Un eCommerce che vende costumi da bagno difficilmente dovrebbe valutare settembre confrontandolo semplicemente con agosto.

I KPI vanno interpretati dentro il business, non soltanto dentro una dashboard.

Search Console o Google Analytics: quale usare per monitorare la SEO?

Servono entrambi perché misurano fasi differenti del percorso organico.

Google lo sintetizza molto bene nella propria documentazione:

Search Console è la fonte per capire la performance nei risultati Google.

Google Analytics è la fonte per capire il comportamento degli utenti all’interno del sito.

Io li utilizzerei così:

Google Search Console

→ query
→ impression
→ click
→ CTR
→ posizione
→ pagine

Google Analytics

→ sessioni
→ landing page
→ comportamento
→ key event
→ lead
→ acquisti
→ ricavi

Il percorso completo diventa:

Google mostra la pagina → utente clicca → visita il sito → compie un’azione → genera valore.

È questa la catena che voglio monitorare.

Non un singolo grafico.

Google stessa suggerisce l’uso combinato dei due strumenti per ottenere una visione più completa di come gli utenti scoprono e utilizzano il sito.

Quali KPI SEO inserirei davvero in una dashboard?

Se dovessi creare una dashboard essenziale, partirei da questi:

  1. lead o ricavi organici;
  2. conversion rate organico;
  3. click organici;
  4. click non branded, quando il brand genera volumi significativi;
  5. sessioni organiche;
  6. impression;
  7. CTR delle pagine e query strategiche;
  8. posizionamento delle keyword importanti;
  9. landing page che generano traffico e conversioni;
  10. eventuali KPI tecnici o off-page legati alle attività in corso.

Non perché siano gli unici dati utili.

Ma perché permettono di seguire praticamente tutto il percorso:

visibilità → traffico → conversione → business.

Il mio principio per scegliere un KPI SEO

Quando qualcuno mi mostra una metrica, la domanda che faccio mentalmente è:

“Se questo numero cambia, che decisione prenderò?”

Se non esiste una risposta, probabilmente quel dato non merita una posizione centrale nel report.

Le impression aumentano?

Voglio capire quali query stanno emergendo.

Il CTR cala?

Cerco le pagine e le SERP responsabili.

I click aumentano ma i lead no?

Analizzo quali landing stanno generando il nuovo traffico.

Il fatturato organico cala mentre il traffico resta stabile?

Guardo prodotti, categorie, query commerciali e conversion rate.

Un KPI utile non serve soltanto a dimostrare che abbiamo lavorato.

Serve a decidere cosa fare dopo.

Ed è questa, secondo me, la differenza tra un report SEO pieno di numeri e un report che aiuta realmente a far crescere un progetto.


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